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Agenzia per la cybersicurezza nazionale

Nunzia Ciardi: La Rivoluzione digitale ha potenzialità enormi. Ma attenti alla privacy: la rete non dimentica

L’intervista del Vice Direttore generale ACN a Il Piccolo
NunziaCiardi
data
24 Maggio 2023
fonte
Il Piccolo
tempo di lettura
4 minuti

«Mai cliccare lì dove ci dicono di cliccare». Nunzia Ciardi, vicedirettore generale dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, spiega come abbattere il pericolo delle truffe online. Consigli rivolti non solo agli anziani, ma a tutte le fasce d’età. «Siamo un pò tutti categorie fragili dal punto di vista digitale», sottolinea Ciardi, già a capo della Polizia postale e delle comunicazioni, membro del Comitato scientifico dell’Osservatorio permanente sulla sicurezza e del Comitato scientifico dell’Osservatorio permanente sulle politiche educative dell’Eurispes, ospite del Festival Parole_Ostili, in programma a Trieste al Molo IV il 26 e 27 maggio, nello specifico a una tavola rotonda sulla consapevolezza della nostra privacy.

Quali sono i compiti dell’Agenzia per la cybersicurezza?

L’Agenzia si occupa – per esprimersi sinteticamente- della resilienza alla minaccia cyber. L’obiettivo è di preparare il Paese a prevenire la minaccia ed a difendersi. Ma anche a risollevarsi rapidamente una volta subiti gli attacchi. Dopo di che, al suo interno, le competenze sono diverse.

Quali le principali?

Innanzitutto il monitoraggio della minaccia cyber, così da intercettarla il più precocemente possibile per diffondere poi gli alert e consentire alle infrastrutture critiche, dalle istituzioni alle imprese, di difendersi con più efficacia. In secondo luogo, ci muoviamo stabilmente sul fronte delle relazioni internazionali, collaborando quindi con gli altri Paesi. Non manca l’impegno a stimolare la crescita di professionalità che possano utilmente applicarsi alla difesa dell’ecosistema cyber. Di qui le interlocuzioni a partire dall’orientamento scolastico fino alle Università.

Si fatica a trovare professionalità adeguate?

La carenza, non solo in Italia, è notevole. Eppure, un ragazzo al terzo anno di una facoltà che riguarda sicurezza cyber ha la certezza di ricevere in tempi brevi un’offerta di lavoro. Quello che però servirebbe è anche giungere a un’autonomia nazionale. Siamo grandi consumatori di tecnologia, ma su software e hardware siamo dipendenti da altri Paesi. E la guerra ci ha insegnato che la dipendenza è un fattore particolarmente negativo. La strada è lunga e complicata, ma dobbiamo capire che una tecnologia di proprietà significa più sicurezza e più libertà.

Che cosa la preoccupa quanto a cultura digitale degli italiani?

La rivoluzione digitale è stata antropologica e la rapidità con cui è avvenuta non ha permesso una metabolizzazione armonica. Molto spesso ci troviamo impreparati davanti alle minacce di un sistema cyber altamente performante. Si tratta di continuare a investire perché sul digitale si gioca la competitività di un Paese sotto il profilo politico, culturale, sociologico, ma anche affrontare i problemi di sicurezza che discendono da un ecosistema dalle potenzialità enormi ma anche molto fragile. E di questi problemi di sicurezza si devono far carico sicuramente le Istituzioni, ma anche le aziende, fino ai singoli cittadini.

I cittadini sono consapevoli del valore della loro privacy?

Purtroppo non sempre. A parole teniamo alla riservatezza dei nostri dati, ma non sempre usiamo le regole di tutela, spesso anche minime.

L’errore più evidente?

Siamo troppo aperti a fornire informazioni sui social network. E troppo spesso ci difendiamo con password elementari, oppure utilizziamo la stessa password per più servizi.

Ogni quanto andrebbero cambiate le password?

Almeno ogni tre mesi. Ma non dimentichiamo nemmeno di aggiornare i nostri dispositivi, sia il telefono che il computer. È la base per proteggersi. Se la normativa sulla privacy è stringente e tutelante, il problema è l’uso che ciascuno fa dei suoi dati. Se mi faccio rubare l’account, se non ho l’antivirus, se rifiuto gli aggiornamenti, il sistema non può fare molto.

I pericoli della rete per i giovani?

Sempre online, nella zona di comfort della propria stanza, i giovani non hanno la percezione né del valore etico né, talvolta, dell’aspetto penale di quello che fanno. Non si rendono conto di essere una casa di cristallo, di scrivere parole o di diffondere immagini che non potranno essere cancellate, perché la rete non dimentica.

E per gli anziani il rischio qual è?

Gli anziani negli anni della pandemia si sono molto avvicinati alla tecnologia, che è stata per tutti di grande aiuto. Quello che non hanno avuto modo e tempo di imparare, purtroppo, sono le regole di prudenza.

Le truffe più innovative?

Le ultime sono quelle su WhatsApp, mirate a rubare l’account. Tra le più frequenti anche le truffe di presunte banche che tramite l’invio di sms notificano irregolarità al cliente, invitandolo a cliccare su link malevoli. Mai cliccare lì. Colleghiamoci alla banca attraverso i canali ufficiali online o facciamo una telefonata

Intervista di Marco Ballico uscita sull'edizione cartacea de Il Piccolo il 23 maggio 2023